******Blog dei Lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari******
«Non chiudete i corpi di ballo»
di Francesca Scapinelli - venerdì 02 febbraio 2007, 07:00
«Credetemi: il pubblico c’è». Questo l’accorato appello lanciato da Carla Fracci affinché si faccia il possibile per evitare la morte della danza, arte che racchiude «tradizione e cultura».
«Ho danzato sui palcoscenici di tutto il mondo - racconta l’arista - eppure non mi stanco di battermi contro le ingiustizie. La gente fa la fila ai botteghini e molti spettacoli registrano il tutto esaurito, perché chiudere i corpi di ballo e rendere ancor più faticosa la vita dei danzatori?»
Insieme con il coordinamento nazionale dei corpi di ballo,
L’impegno ad accelerare in Commissione cultura la discussione della proposta di legge 1186, finalizzata appunto a introdurre regole e tutele nel settore, accomuna deputati come Guglielmo Rositani (An) e Franco Grillini (Ulivo), convinto quest’ultimo che la danza meriti un progetto di legge specifico in grado di estendere ai corpi di ballo funzioni di diffusione della disciplina nelle scuole e nel territorio.
«Ci sono soluzioni da adottare con urgenza - aggiunge Francesco Ernani, sovrintendente del Teatro dell’Opera, la cui scuola è frequentata oggi da un centinaio di bambini e ragazzi di 8/16 anni -, innanzitutto mantenere le fondazioni e riconoscere il valore intangibile del balletto: guardiamo all’Inghilterra, dove è da poco stato approvato il Manifesto della danza».
«In Italia però molte sovrintendenze vogliono liberarsi della danza, che sentono come un peso - osserva Beppe Menegatti -. Occorre un incontro tra i sovrintendenti e finirla con tali atteggiamenti snobistici». Di balletto «figlio di un Dio minore» parla poi il senatore Nino Strano (An), che lamenta un trattamento di favore verso il cinema, con erogazione continua di fondi anche a pellicole di scarso valore.
«E tagliare un corpo di ballo non risolve i problemi economici. A Catania, ad esempio, dopo averlo eliminato il bilancio è andato ancora più in negativo».
Inoltre, fa presente il coordinamento, produrre uno spettacolo di balletto costa circa 1/10 di uno lirico.
11.06.06.
Chissà per quanto tempo ricorderemo questa data. Anni vissuti a capo chino, sperando, imprecando, maledicendo...sembrava che la vergogna avesse assuefatto il dolore dell'innaturale postura, che per molti era un prostrarsi a falsi idoli e sedicenti padroni. E servi di essi erano gli sguardi che incrociavi per le strade, al mercato, nei salotti, nei teatri...
Il mondo si chiedeva diffidando se questa era l'italia, madre indegna di prodi figli, o se davvero esisteva un'altra Italia, dolente madre di figli indegni!
Infine arriva il giorno della giustizia, uno come tanti...poca luce ma tanto vento.
Le lacrime oggi versate hanno forse lavato dolore e vergogna, dissacrato idoli e padroni, affrancato servi e prigionieri, raddrizzato chini e prostrati?
Forse.
Non riconosco però il sapore di quelle versate un giorno di maggio ed uno di luglio, 14 anni or sono...
OGGI vi voglio gridare che questa è anche una terra di Eroi...non importa chi essi siano e per chi essi votino, non importa da chi e come vengono narrati....Sono di ieri, di oggi e per questo ci sarà un domani!
A
Giovanni
Francesca
Rocco
Vito
Antonio
Paolo
Agostino
Walter
Emanuela
Vincenzo
Claudio.
Chi più di noi sardi che abbiamo vissuto sulla nostra terra l'orrore del banditismo e dei sequestri può capire e apprezzare queste parole...ricordiamoci che dove esiste la povertà purtroppo il terreno è sempre ...fertile.Grazie Antonio per queste splendide parole
MUSICA:
Roma, 4 apr. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Dubbi e perplessita' hanno accolto la previsione dei compensi minimi e massimi delle scritture artistico professionali contenuta nel ''cachettario'', inserito nel nuovo decreto sulla lirica, firmato dal ministro per i Beni e le Attivita' Culturali Rocco Buttiglione. I compensi si distinguono non solo in base alle diverse categorie professionali del mondo della lirica, ma anche a fronte della notorieta' ed esperienza maturata: il provvedimento fissa tra i 25 e i 6 mila euro il compenso per un direttore d'orchestra di indiscussa eccellenza artistica, e non piu' di 3 mila euro per un debuttante; tra i 17 e i 4 mila euro per il protagonista di un'opera lirica, particolarmente noto, ma non piu' di 3 mila euro per uno agli inizi della carriera; tra i 9 e i 2 mila per un etoile della danza. Ad attenersi al nuovo cachettario dovranno essere, dal 1° luglio 2006, le fondazioni liriche e tutti gli altri enti musicali finanziati dallo Stato.
Oltre al cachettario, il decreto contiene anche altri provvedimenti, come l'istituzione di una ''Conferenza permanente dei sovrintendenti'' con compiti di coordinamento delle attivita'; la nascita della ''Banca dati informatica della musica lirica''; una riduzione dei costi totali della produzione delle fondazioni del 20%; interventi sugli scambi tra i teatri e per la promozione al pubblico.
''Questo decreto e' solo un primo, piccolo tassello dell'attesa riforma e da solo non serve a dare alle fondazioni gli strumenti di cui hanno bisogno - dichiara, sul Giornale dello Spettacolo, Walter Vergnano, presidente dell'Anfols, l'associazione che rappresenta le fondazioni lirico sinfoniche, e sovrintendente del Teatro Regio di Torino - Al nuovo governo chiediamo innanzitutto un immediato reintegro del Fondo unico per lo spettacolo (Fus), altrimenti i teatri arriveranno stremati alla fine del 2006, o non ci arriveranno del tutto, e poi una riforma seria e profonda, per aumentare la produzione e, in prospettiva, l'occupazione''.
vignetta tratta da:http://www.evaso.it/vignette.asp
2 Aprile 2006
La musica del silenzio
Pubblico una lettera di Claudio Abbado.
“Come ogni anno, torno dal Venezuela avendo vissuto un’esperienza che ogni volta mi fa scoprire nuove strade, sia dal punto di vista sociale e culturale, sia dal punto di vista umano e mi fa comprendere sempre di più l’importanza di quanto è stato realizzato in questi trent’anni dall’amico José Antonio Abreu.
Il sistema Abreu organizza l’intero arco della formazione musicale, da quella di base ai corsi di perfezionamento, con scuole sparse in tutto il Paese; sedi scolastiche di ogni genere, anche per bambini disabili.
Le due cose che mi hanno impressionato di più sono il loro entusiasmo e l’energia che dimostrano. Questi giovani musicisti si ritengono molto fortunati perché hanno una chiara prospettiva sociale, che nasce da un bellissimo approccio collettivo alla musica, dalla gioia di fare musica assieme.
L’organizzazione di Abreu ha sempre avuto il sostegno e i finanziamenti di tutti i governi. Tutti sono d’accordo con le sue idee, perché sono giuste, indipendenti e costruttive, e perché sono realizzate attraverso una struttura semplice e funzionale.
Il sistema può essere descritto metaforicamente come una piramide. Alla base ci sono le orchestre per bambini, nel mezzo quelle giovanili e in alto l’orchestra Simòn Bolìvar, con la quale abbiamo quest’anno realizzato delle registrazioni e dalla quale sono emersi giovani musicisti molto promettenti. Questi musicisti diventano dei simboli per tutti gli altri, esempi da seguire: come Edicson Ruiz, che a soli 19 anni suona il contrabbasso nella Filarmonica di Berlino, e Gustavo Dudamel, l’attuale direttore dell’Orchestra Simòn Bolìvar, che stimo moltissimo e che, uscito dalle scuole di Abreu, ora dirige anche a Berlino. Verremo insieme a metà settembre con la sua orchestra a Palermo e a Roma e tutti potranno ascoltare questa realtà unica al mondo.
In Venezuela, dove esiste un contrasto terribile fra la ricchezza petrolifera e la povertà di milioni di persone che vivono nei barrios, questa iniziativa appare come una nuova luce, capace di coinvolgere oggi più di 240mila giovani in tutto il paese.
Analogamente, esistono alternative e soluzioni possibili alle situazioni critiche diffuse in tutto il mondo. In ogni paese, anche senza l’appoggio da parte dei governi, ci sono iniziative di grandissimo valore, come l’esempio, a Caracas, della recente, generosa donazione da parte di un centro di ricerca universitario americano di oltre 200 apparecchi acustici ai giovani sordomuti del Coro delle Mani Bianche, che esprimono la musica attraverso il movimento delle mani.
Come cittadino del mondo, sento la necessità di parlare di queste iniziative costruttive e di alcuni punti critici della situazione mondiale. Sono cose che di solito vengono nascoste per coprire un sistema che trovo ingiusto per la maggioranza dell’umanità.
Esiste da molti anni un’economia mondiale basata sull’uso del petrolio, che ha portato a scelte e decisioni di grande egocentrismo, di cui profitta soltanto una minoranza. Si può dire, approssimando, che meno del 10 per cento della popolazione si arricchisce, mentre il restante 90 per cento muore di fame o vive nella povertà. Davanti a tale constatazione è vergognoso tacere. Questo sistema è stato portato avanti senza lungimiranza, cercando di coprire con menzogne la possibilità di sistemi economici alternativi. Si è arrivati perfino a portare la guerra a paesi che, se non avessero avuto il petrolio, non sarebbero stati attaccati.
Nessuno può in questo momento cambiare questo sistema, tranne le persone che lo governano, ma allo stesso tempo è assurdo aspettare per realizzare alternative che sono già in parte funzionanti e non portarle alla conoscenza di tutti. In effetti, tra le economie non basate sull’uso e commercio del petrolio, esistono iniziative contro l’inquinamento, come l’energia solare, quella eolica, quella da fonti energetiche combinate, e l’idrogeno, elemento che sviluppa energia a inquinamento zero.
Vi sono alcune regioni, in quattro paesi d’Europa che fanno ampio uso dell’idrogeno, impiegato dai mezzi di trasporto e come base per l’economia del paese; in Europa si stanno costruendo stazioni di rifornimento all’idrogeno, che coinvolgono almeno quattro nazioni. Si parla pochissimo di questi fatti, quando invece si raccontano assurdità sul costo “proibitivo” dei mezzi a idrogeno rispetto agli altri. Al contrario, l’uso del petrolio, fra trasporto e prezzo in continuo aumento, costa dodici volte in più dell’economia legata all’idrogeno. Vediamo chiaramente che quando una nuova strada ha uno scopo strettamente commerciale, e non mette in discussione un certo tipo di equilibrio economico, non si creano difficoltà per impedirne la diffusione. In realtà, se un’intera regione, o anche una sola città, acquistasse un centinaio di vetture a idrogeno, i costi verrebbero abbattuti al di sotto di quelli degli attuali mezzi di trasporto.
Ci sono anche altre alternative positive, che colpevolmente non vengono messe nel dovuto rilievo, come il fatto che in Italia esistano già da anni città che sviluppano varie forme di energia geotermica, sfruttando in vari modi l’acqua calda della terra per il riscaldamento totale di abitazioni, uffici e scuole. Questo sarebbe realizzabile in molte altre città o rioni di città più grandi. Ma voler consumare assolutamente più petrolio porta all’eliminazione a priori non solo di economie alternative, ma talora, addirittura, dell’uso razionale dell’elettricità, come ad esempio il trasporto dei camion per ferrovia attraverso il Brennero, fino a Verona — cosa di cui non si sente mai parlare.
Se non esistessero forme di razzismo e questa volontà di proteggere a tutti i costi il sistema di interessi legato al petrolio, si potrebbero sfruttare le condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo delle energie alternative proprio nei paesi e nei continenti più poveri, dove si muore di fame. Sono silenzi che continuano a consolidare l’indole umana di distruzione, mantenendo la maggioranza della gente il più possibile nell’ignoranza. Occorre fare sapere che più del 90 per cento della popolazione mondiale ha diritto di conoscere quali sono le possibilità di cambiare un sistema economico disastrosamente egoistico”.
Claudio Abbado Tratto da : http://www.beppegrillo.it/
Comunale, ecco un milione in più. Salvo il cartellone a sette titoli
Luciana Gavina
il Resto del Carlino Bologna 30-MAR-2006
Un milione è recuperato, e 250mila euro arriveranno dalla Regione; rinaugurazione a novembre di una stagione d'opera a sette titoli si farà. Ma il rientro da un deficit di 4,5 milioni è ancora lungo. Il teatro Comunale, dunque, mantiene i conti pericolosamente in rosso, ma i contributi straordinari conteggiati nella seduta dei consìglio di amministrazione di ieri fanno tirare un sospiro dì sollievo. Unipol e fondazioni bancarie garantiscono, insieme, un'entrata di un milione, mentre
«Siamo sulla buona strada», commenta il sovrintendente Stefano Mazzonis, ma non esulta: «Servono ancora molte risorse». «Il fatto è — spiega il consigliere rappresentante del governo,
Giovanni Roversi — che si tratta di contribuzioni straordinarie, che valgono per l'emergenza. Bisogna fare in modo che diventino continuative».
Stando ai bilanci,
A proposito di fondi pubblici, Roversi conta sulle proposte di legge regionali di An e Ds, che mirano a responsabilizzare maggiormente Viale Aldo Moro. E Mazzonis spera che la revisione
della Finanziaria prevista a luglio riservi piacevoli sorprese. «Esponenti di tutti i partiti — rivela — si sono impegnati a chiedere attenzione per le fondazioni liriche. Qui hanno offerto la loro disponibilità Hera, Legacoop, Camst e Fiera, ma parlare di cifre è prematuro. Certo è che a fine maggio o a fine giugno presenteremo la nuova stagione».
Il deficit di bilancio del teatro Comunale approvato in febbraio ammontava a 4,5 i milioni di euro, che scende ora a
Ricorso sulla fondazione Scala, Penati chiede aiuto a Ciampi
dal ministro per i Beni culturali. La più preoccupante, per
Tagli ai cachet dei Maestri
CRISTINA JUCKER
Il Sole 24 ore 30 marzo 2006
Decreto dei Beni culturali sull'attività musicale - Critici i sovrintendenti
Ai direttori d'orchestra non più di 25mila euro
ROMA - Sei articoli e tre tabelle. Il decreto del ministro dei Beni culturali è pronto e la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale imminente. Al centro ci sono i provvedimenti di contenimento dei costi per le fondazioni liriche ma anche per tutti gli enti, le associazioni e gli organismi musicali finanziati dallo Stato.
Parte così il "cachettario", tre tabelle (lirica, concertistica e danza) che fissano minimi e massimi delle scritture artistico-professionali cui diventa obbligatorio attenersi dal 1° luglio prossimo. Qualche cambiamento rispetto alla bozza iniziale (si veda «II Sole-24 Ore» del 18 gennaio 2006) è stato introdotto: i compensi minimi sono stati più che dimezzati (non vanno oltre 6mila euro per il direttore d'orchestra di categoria A nel caso di un concerto), accogliendo così le critiche di chi già pagava meno del minimo e si sarebbe visto costretto a spendere di più. Resta il massimo, nella lirica, di 21 mila euro per un direttore d'orchestra, di 17mila euro per un cantante protasonista. di 30mila euro per il regista, di 25mila euro per il direttore e per il solista in concerto, e di 9mila euro per l'étoile ospite in un balletto (ma il coreografo può arrivare fino a 30mila euro). Tutti i cachet dovranno essere "onnicomprensivi": nessun altra spesa pagata, sotto la diretta responsabilità dei sovrintendenti. Eventuali sforamenti, ma non superiori al 20%, restano possibili solo per le grandi star internazionali (ma come stabilire quali sono?). Anche i costi totali di produzione dovranno essere più bassi del 20% nel triennio 2006-2008 rispetto al 2005, quelli per consulenze e collaborazioni professionali dovranno essere tagliati del 10%.
E ancora. Il decreto istituisce
A fare da arbitro nella non facile gestione di compensi e classifiche per gli artisti (sarà di «conclamata e indiscussa eccellenza artistica» cioè categoria A o solo di «riconosciuta capacità», quindi categoria B?) sarà il Comitato tecnico di valutazione: due sovrintendenti designati dall'Anfols, tre esperti scelti dalle altre istituzioni musicali (quelle appartenenti al cosiddetto Titolo III) e uno indicato dal direttore generale per lo spettacolo dal vivo.
Introdotte alcune norme per favorire la promozione del pubblico, il decreto si conclude con l'articolo 6: sanzioni. «La formulazione è abbastanza vaga — ammette Nastasi — per tenere conto di una serie di elementi. Ma ci consentirà anche di essere più pesanti».
Servirà questo "risparmio forzoso" a salvare dal declino (economico) le fondazioni liriche e la musica? Gli operatori sono scettici. Anche perché c'è il rischio che questi tetti portino tutti ad adeguarsi verso l'alto e quindi a spendere più di prima. «Nessun Paese al mondo stabilisce questi principi» osserva Bruno Dal Bon, presidente del Teatro sociale di Corno, uno dei 27 teatri di tradizione italiani. E aggiunge: «Prima di mettere delle
griglie per i cachet, lo Stato dovrebbe dare certezze sui finanziamenti».
Per Walter Vergnano, presidente dell'Anfols, l'associazione dei sovrintendenti lirici, «i teatri hanno bisogno di una riforma profonda e coraggiosa, di aumentare la produzione, non di ridurla come invita a fare questo decreto. Queste regole vanno bene se fanno parte di un progetto, così sono inutili. Il problema va affrontato dalla testa, non dalla coda. In ogni caso — aggiunge — se anche riusciamo a superare il 2006, un altro anno così non siamo certo in grado di reggerlo». Lo stesso Nastasi non nasconde che il decreto «non salva la lirica, i soldi ci vogliono comunque, ma forse la moralizza un po', da maggiore trasparenza alla gestione».
Che il quadro sia tragico, come mai in passato, trapela anche dall'interno del ministero. I bilanci previsionali delle fondazioni liriche per quest'anno sono tutti in rosso, tranne due in pareggio: il Maggio fiorentino, grazie a plusvalenze straordinarie, e il Teatro Massimo di Palermo, reduce da una ristrutturazione del debito con le banche e con una stagione ridotta. La stessa Scala di Milano ha previsto un deficit di 5,7 milioni, considerando come già acquisito il contributo della Provincia, che in realtà non è mai arrivato.
Una boccata d'ossigeno, infine, poteva venire dall'impegno del ministero a versare entro marzo un anticipo del Fus pari al 50% di quanto avuto nel 2005. Ma il piatto piange: «Ci stiamo attrezzando per pagare chi ha fatto richiesta — fanno sapere del ministero — ma sarà difficile accontentare tutti». Perché? Semplice: non ci sono soldi in cassa.
Quante professioni ruotano intorno al mondo della musica? quanto è variegato e complesso questo mondo?quanti lo conoscono?quanti sanno che nel mondo della lirica la flessibilità esiste da una vita? il co.co.pro lo abbiamo inventato noi con i contratti per le opere, un mondo fatto di : artigiani,scenografi ,liutai ,sarti specializzati,fabbri,macchinisti,attrezzisti,elettricisti,cantanti,strumentisti,direttori d'orchestra,amministrativi e tante piccole ditte di trasporto ,di servizi etc...un esempio di lavoro atipico nel senso reale del termine:
«Io, che trasformo l'acqua in musica»
Fabio Isman
Messaggero Cronaca di Roma, 29-MAR-2006
«Con me ritorna la musica dell'acqua»
Leonardo Lombardi, 78 anni, restauratore di organi ad acqua. Dopo aver ripristinato quello di Tivoli, a Villa d'Este, ne ha ricostruito uno antico a Siviglia, nato nel '600 per opera dell'architetto milanese Vermondo Resta, nei giardini dell'Alcazar. Leonardo Lombardi racconta la storia di questi organi ad acqua, assai di moda nella stagione barocca, e di cui ormai pochissimi sopravvivono. «Il più celebre? Quello del Quirinale, restaurato da poco. L'organo di Tivoli? Il più antico, celebrato da grandi viaggiatori come Michel de Montaigne».
«D'idraulica antica, ho cominciato ad occuparmi negli Anni 80, studiando dapprima il sistema termale di Caracalla; io nasco come idrogeologo: mi sono laureato nel '52, ho girato il mondo, si potrebbe dire, a caccia d'acqua», spiega Leo (Leonardo) Lombardi, 78 anni. La genia dei Lombardi deve avere qualche cromosoma alquanto singolare. Nel 1927, il padre, Pietro, è autore delle "fontane dei Rioni", che si ammirano un po' in tutta Roma: quelle delle Anfore, degli Artisti, e così via; Ferruccio, il fratello di Leonardo e purtroppo da poco scomparso, si è dedicato, tra l'altro, a censire palazzi e palazzetti, e ad inventariare le mille chiese di Roma che ormai non esistono più; lui si è messo, invece, a restaurare qualcosa di assai raro: gli organi ad acqua. Dopo aver ripristinato quello di Tivoli, a Villa d'Este (sulla spinta della direttrice, Isabella Barisi), ne ha ricostruito uno antico a Siviglia, nato nel '600 per opera dell'architetto milanese Vermondo Resta, nei giardini dell'Alcàzar. Insomma, come succede spesso, il nostro Paese esporta restauro, esporta Beni culturali.
Leonardo Lombardi racconta la storia di questi organi ad acqua, assai di moda nella stagione barocca, e di cui ormai pochissimi sopravvivono: «II più celebre è di sicuro quello del Quirinale, restaurato da poco per volere di Francesco Cossiga e inaugurato da Carlo Azeglio Ciampi, creato a fine '500 da Giovanni Fontana, su commissione di Clemente VIII Aldobrandini, e dall'organaro Luca Blasi; rifatto nel '600 da padre Atanasio Kircher, e tornato a suonare nel 2002, forse dopo quasi due secoli di silenzio. Io, invece, mi sono dedicato a quello di Villa d'Este, a Tivoli, che è il più antico di tutti, celebrato da grandi viaggiatori come Michel de Montaigne, anche se il primo a parlarne è un altro francese. Nicolas Audebert: se quello del Quirinale era tanto famoso che, due secoli dopo la costruzione, lo celebra ancora Giuseppe Gioacchino Belli, di quello di Tivoli veniva ricordato soprattutto "il diluvio"».
Gli organi ad acqua sono uno strumento tipicamente barocco, ma nascono un'enormità di tempo prima. Ad inventarli, fu Ctesibio. Vive ad Alessandria tre secoli avanti Cristo, ne dirige anche la celebre biblioteca, ed è considerato il massimo ingegnere dell'antichità, s'intende dopo Archimede; dalla Grecia, passano alla Roma antica, e dovevano fare un grande fracasso, se Seneca li accomuna a corni e tamburi. Fino alle realizzazioni nella Roma meno remota: «Anche a Villa Aldobrandini a Frascati, a Villa Doria Pamphilj nella Capitale; ed altri esemplari, a Parma, Modena, nella Villa medicea di Pratolino; forse, uno successivo a Palazzo Reale di Caserta. Invece, uno antico, del III secolo, lo si può ammirare nel museo di Aquincum, vicino a Budapest».
Quello di Villa d'Este, risale al 1567: opera del francese Lue Le Clerc e del nipote Claude Venard; «ma con il tempo, tantissime parti erano andate ormai distrutte. Iniziava con squilli di tromba, che richiamavano il pubblico; poi, suonava l'organo. L'acqua arrivava in cima al nicchione, un tappo di pietra si sollevava, e, attraverso 44 tubi, lei sgorgava dappertutto: anche dalla facciata della fonte, creando appunto un "effetto diluvio", che i raggi del sole dotavano poi anche dell'arcobaleno. Doveva essere davvero suggestivo. Il segnale di chiusura della performance era l'aria che usciva dalla bocca di un tritone, con un suono di buccino, che aumentava di volume. Era così forte, che, un giorno, i campagnoli tiburtini invadono la villa; e, non reggendolo più, mandano in mille pezzi lo strumento».
Sempre a Villa d'Este, non lontana è un'altra fontana, essa pure ripristinata da Lombardi: quella "della civetta". Sono di derivazione ellenistica; «una simile esisteva a Pompei; qui, si sentono gli uccellini cantare; poi, appare una civetta: gli uccellini tacciono, e riprendono lentamente, uno a uno, solo dopo che il rapace se n'è andato via. I meccanismi di questo tipo di strumenti sono stati descritti da padre Kircher, in epoca evidentemente più tarda, ma con grande precisione». A volerli, più d'ogni altro, è stato forse il cardinale Ippolito II d'Este: sul Quirinale, che era
Tratto da : http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getsection&id=5&year=2006&month=3
Sezione rassegna stampa
I lavoratori del coro del Teatro alla Scala esprimono solidarietà ai colleghi del Massimo di Palermo e appoggiano la loro lotta contro la gestione del Teatro.
In particolare contestano la "soluzione " scelta dal Sovrintendente di far pagare la crisi della Fondazione ai lavoratori precari di coro e orchestra .
I diritti maturati da questi lavoatori non devono essere messi in discussione.
Ad essere messi in discussioone devono essere coloro che , in prima persona hanno a livello locale ,"guidato" il Massimo di Palermo e a livello Nazionale con il taglio scandaloso del F.U.S.e il decreto Asciutti hanno portato il nostro settore alla situazione attuale.
R.S.A. CORO
C.G.I.L.-C.I.S.L.-U.I.L.